Cortina 2026 e il valore dell’agricoltura veneta

Quando si parla di Olimpiadi si pensa allo sport, agli impianti, ai grandi numeri.
Io penso anche a quello che non si vede subito: il lavoro quotidiano che rende un territorio credibile.

Essere alla Baita di Coldiretti a Cortina, in questo momento così importante per il Veneto, non è stata una presenza simbolica. È stato lavoro vero. Preparazione, organizzazione, confronto con produttori arrivati da tutte le sette province. Oltre 30 quintali di eccellenze portate in montagna non si improvvisano. Si costruiscono con responsabilità, coordinamento e fatica.

È stato intenso. È stato impegnativo.
Ma è esattamente questo il senso.

Il Veneto è fatto di stagioni rispettate, di mani che custodiscono e trasformano.
Non è una vetrina. È un racconto condiviso.

Alla Baita Coldiretti non abbiamo semplicemente fatto degustazioni. Abbiamo raccontato filiere, spiegato scelte, parlato di qualità. Ogni prodotto aveva un volto, una storia, una terra precisa da cui arrivava.

Ospitalità non è una parola di circostanza.
È la cura che metto ogni giorno nel mio lavoro.
È attenzione al dettaglio. È rispetto per chi si ferma ad ascoltare, ad assaggiare, a capire.

Per me il chilometro zero non è una distanza. È una promessa.
La promessa di una filiera corta reale, di ingredienti scelti con consapevolezza, di prodotti che rappresentano davvero il nostro territorio.

Le Olimpiadi porteranno visibilità e sviluppo. Ma perché tutto questo lasci qualcosa di concreto, l’agricoltura deve esserci. Deve essere presente, riconoscibile, coerente.

Io, alla Baita Coldiretti, ho portato la mia identità: semplice, autentica, concreta.
Con responsabilità.
Con coerenza.
Con orgoglio.

Perché il Veneto è questo. E vale la pena raccontarlo, anche attraverso la fatica.