Xaleti (zaeti/zaèti): perché si chiamano così?

Questi biscotti si chiamano così per il loro colore xalo, quel giallo che una volta veniva dalla farina di polenta, dal fioretto di mais, la parte più fine, quella che si teneva da parte per i dolci. Sono biscotti di cucina contadina, di quelli fatti per durare, da credenza, perché nelle case di una volta il forno non si accendeva tutti i giorni.

🧺 Ingredienti

🧈 375 g di burro morbido

🍚 250 g di zucchero a velo

🥚 7 uova

🌾 250 g di farina 0

🌽 250 g di fioretto di mais

🎂 1/2 busta di lievito

🧂 un pizzico di sale

🍋 buccia grattugiata di limone

👨‍🍳 Come si fanno

Si parte dal burro morbido, montato bene con lo zucchero a velo, finché diventa chiaro e leggero. Poi si aggiungono le uova, una alla volta, avendo pazienza, come si faceva una volta. A questo punto entrano le farine: farina 0 e fioretto di mais, poi il lievito, il sale e la buccia di limone. Si monta bene tutto, finché l’impasto diventa liscio e spumoso. Con un cucchiaio si sistema l’impasto in stampini piccoli oppure a cucchiaiate, sempre imburrati e infarinati, lasciando spazio perché in forno si allargano.

Si cuociono a 160°, forno statico, per 15–20 minuti, finché diventano dorati. Biscotti semplici, che raccontano una storia di terra, tempo e gesti veri.